Era seduto sul davanzale della grande finestra posta nella sua stanza, osservava il piccolo parco che circondava Borislav Manor…odiava quel parco, odiava quella casa, odiava quel posto.
Per tanti anni si era chiesto quale era il posto peggiore, se Durmstrang o quella che definivano la sua “casa”, e da ancora più tempo sapeva che avrebbe preferito mille volte di più passare l’estate a scuola che lì.
Strinse convulsamente la sigaretta spenta che aveva tra le dita fino a romperla, il tabacco scivolò fuori da quel insulso involucro di carta poggiandosi sulla moquette blu scuro che rivestiva l’intera stanza. La sua stanza. Portò lo sguardo ad osservarla: mobili antichi e di grande valore, larga, un letto a baldacchino come piaceva a sua madre, un camino, una porta per il bagno e una per la cabina armadio…c’era di tutto... arazzi, quadri, dipinti. Tutto ciò che poteva trasudare ricchezza.
Ci voleva del coraggio a definirla la “sua” stanza. Alek sapeva benissimo che si trovava lì dentro solo perché bisognava seguire quelle stupidissime regole aristocratiche che la sua famiglia tanto amava, e seppur detestavano quel loro unico (e ancora per poco) figlio, non potevano permettersi di fare brutte figure davanti alla gente, agli amici. Ma lui sapeva benissimo che se fosse stato per loro avrebbe vissuto nella stalla insieme ai cavalli, o giù nelle cucine a fare compagnia (e chissà, magari ad aiutare anche) gli elfi domestici.
Era inutile parlare di famiglia e di amore (se mai ne potevano provare) quando veniva trattato come uno sguattero, ma in quanto a lussi, abiti e chincaglierie varie ne poteva avere a bizzeffe, basta che non fosse lui a richiederle esplicitamente.
Odiava quel posto, con tutto se stesso. Avrebbe preferito mille volte di più passare l’estate come Sverak anche se ciò comportava il dover lavorare e sorbirsi la compagnia della Romanova, ma almeno avrebbe messo chilometri e chilometri di distanza da quel luogo.
Chissà poi Sverak come se la stava cavando.
Il corso dei suoi pensieri fu interrotto dal bussare alla sua porta, l’intruso non si curò minimamente di attendere una risposta di invito che aprì la porta entrando nella stanza e cercando con lo sguardo il suo occupante.
«Ehilà cugino!»
Il ragazzo portò lo sguardo sulla persona appena entrata e un largo sorriso gli si dipinse sul volto.
Una ragazza dai lunghi capelli biondi e occhi celesti era ferma sulla soglia e aspettava un minimo movimento da parte del padrone di casa.
«Amber!Come va?Che ci fai qui?» disse, saltando giù dal davanzale e avvicinandosi alla ragazza.
«Passavo di qui...e smettila di chiamarmi Amber!»
«Mh, come sei polemica Eneyla. Ma dimmi un po’, l’ultima volta che ti ho sentito eri in Francia, come mai da queste parti?»
«Papà ha avuto nuovamente il trasferimento, e oserei dire finalmente!Non ne potevo più della Francia.»
«E con la scuola?»
«Ah…nulla bocciata.»
«Come bocciata?»
«Si, i professori mi odiano, ma meglio così…e poi forse lo meritavo dato che ho quasi dato fuoco a tutta la scuola!» un sorriso strafottente si disegnò sul volto della giovane contagiando anche il cugino.
«Sei la solita…»
«Ehy!Ma tu non sai cosa voleva dire frequentare quella scuola, Hogwarts al confronto era il paradiso…almeno lì facevamo un po’ di Difesa contro le Arti Oscure e Pozioni mentre Beauxbatons mi sembrava più una scuola per ricami!!E quella divisa poi non la sopportavo proprio. Per non parlare della preside…e poi…scusa ma non mi sembra che tu sia stato molto più calmo di me.»
«Ah-ah….!E tu che ne sai?»
«Alek forse dimentichi che mia madre e mio padre sono Mangiamorte, e che hanno saputo del vostro tentativo di portare a termine il rito, del sacrificio che volevate compiere con quel tuo amico, come si chiama?»
«Sverak»
«Si lui…per non parlare poi della morte della minore delle Kobcha. Direi che anche tu appresso al tuo amico, hai combinato un po’ di casini…io almeno mi limito a dare fuoco a qualche volume nella biblioteca!»
«Si certo…Quindi…siete tornati?Definitivamente ora?»
«A quanto pare si…e a settembre verrò a Durmstrang. Penso che mi troverò bene lì. Ma ora non sono qui per questo.»
«Ah no?»
«No…ho un compito importante, affidatomi proprio dalla tua cara zia» si fermò a pensare portando infantilmente il dito indice sotto al mento e alzando lo sguardo al soffitto «a volte mi chiedo se mia madre tenga più a te che a me!»
«E sentiamo…quale sarebbe questa missione importante?»
«Fuggiamo….ce ne andiamo in giro solo io e te, un viaggio in Europa, che ne dici?Non puoi rifiutare, so che odi stare qui e di certo zia e zio non ti stanno trattando nel migliore dei modi, conoscendoli…E poi…guardati!Hai bisogno di cambiare aria…Su…devo entrare io in quella stanza o riesci a farti tu una valigia?»
Ed eccola qui..Eneyla Amber Mirovich…sua cugina, sua salvatrice come al solito. Sorrise osservandola mentre lei si avvicinava alla cabina armadio e vi entrava iniziando a rovistare tra i suoi vestiti.
«Ho bisogno di parlarti...e non c'entra niente il ballo.»
«Ok, dimmi» rispose infastiditi, chiudendo il libro che poco prima stava leggendo, facendo scivolare il libro che lo teneva oltre la poltrona, quasi a toccare terra.
«Non qui» secca, decisa e ferma.
«E...perchè, sua altezza reale?»
Un sorriso sarcastico gli si dipinse sul volto.
Non riusciva a capire come faceva ad essere così cattivo e a mantenere quel suo tono freddo e distaccato quando per giorni aveva ripensato alla stronzata che aveva fatto nel corridoio tempo addietro.
Forse, forza dell'abitudine, era tipico di lui nascondere ciò che provava, per non legarsi troppo a qualcuno e finire nuovamente solo e inoltre odiava rendersi vulnerabile a qualcuno.
Si destò dai suoi pensieri quando si accorse che Raissa non era intenzionata a rispondergli, portò lentamente il suo sguardo su di lei che fissava un punto indistinto oltre la sua testa; quando la ragazza si accorse di essere osservata e abbassò i suoi occhi in quelli di lui, un misto di rabbia e preoccupazione lo investirono.
Borislav non era così stupido da non rendersi conto se qualcosa non andava, e lo sguardo di Raissa ne era stata la peina conferma.
Lentamente si alzò dalla poltrona, liberando il libro dalla sua stretta acendolo finire rovinosamente a terra non curandosene minimamente.
Afferrò il polso di Raissa abbassandosi leggermente all'altezza del suo orecchio per sussurrarle un flebile «Vieni» e prima di cominciare a camminare fece scivolare la sue dita fredde e diafone tra quelle di lei, stringendole leggermente.
La Murashova si irrigidì impercettibilmente a quel contatto, a quello strano atteggiamento che mai avrebbe attribuito a quel deficiente pezzo di ghiaccio di Alek, ma si lasciò trascinare ugualmente via da quella stanza.
Salirono i piccoli e freddi gradini in pietra dei dormitori fino ad arrivare avanti ad una porta, presumibilmente quella della stanza nella quale alloggiava Borislav.
Una volta dentro, il ragazzo si richiuse la porta alle spalle, appoggiandovisi contro e riassumendo la sua solita espressione distaccata.
Per un lungo minuto nessuno parlò.
«Qui....non staremo in pace, cosa volevi dirmi?»
«Vladimir» ma non fece a tempo a terminare la prima frase che Alek si fece avanti irritato.
«Cosa c'entra lui?»
«Fammi finire di parlare. Mio fratello è venuto a cercarmi per metermi in guardia o qualcosa del genere, non ho ben capito per cosa ma sono sicura che c'entri il rituale anche se lui non ha potuto o voluto dirmi di più se non...»
Aleksey si irrigidì quando pronunciò la parola "rituale" ma subito dopo la incitò a continuare.
«non ne sono sicura...ma so che tu c'entri qualcosa, ma non mi interessa» aggiunse prima di provocare una nuova sfuriata «so solo che Vlad mi ha detto di stare attenta e dovresti farlo anche tu, sta succedendo sicuramente qualcosa e....stai attento.»
«Perchè dovrei crederti?Non ho bisogno di tuo fratello che mi dica cosa devo o non devo fare.»
«Alek era solo un consiglio»
Qualcosa stava accadendo, ne era consapevole, ma come al solito tutti si erano dimenticati di informare il sottoscritto ed era arrivato il momento di saperne di più.
«Si, bè....grazie, ma ora scusami, devo andre...» disse girandosi nuovamente verso la porta, ma si bloccò prima di aprirla e uscire fuori.
Tornò sui suoi passi e avvicinandosi alla ragazza, le sussurrò qualcosa debolmente e impercettibilmente.
«Non sei una tra le tante...»
Una semplice frase seguita da un accenno di sorriso che dopo poco abbandonò le labbra del ragazzo.
Sicuramente non era il tipo da chiedere scusa, ma questo era il modo miglire che aveva trovato per avvicinarsi a quel significato.
Un semplice modo per placare quella sensazione di dispiacere che aveva provato quando aveva sentito Raissa mandarlo a quel paese prima di fuggire lontano da lui.
+++
Doveva trovare Sverak, in tutta questa storia si sentiva l'unico deficiente che non sapeva assolutamente nulla, e la cosa lo infastidiva non poco.
Aveva visto più volte karel parlare con la Romanova, ma nemmeno una volta che l'amico gli avesse accennato qualcosa o che avesse dato risposta ad alcune domande che gli aveva posto.
Insomma, lui e Miodrag erano gli unici all'oscuro di tutto, e si era rotto di questa situazione. Persino Raissa sapeva più di lui.
Trovò il compagno in un corridoio del quarto piano, intento a scambiarsi qualche opinione non verbale con quell'oca della Invanov. Evidentemente la Palmer era impegnata in qualcos'altro dato che da quando Karel era uscito dall'infermeria gli stava costantemente incollata addosso.
«Kare, dobbiamo parlare.» disse piazzandosi proprio dietro le sue spalle.
«Oh, cazzo Alek proprio ora, questa frase sta diventando frequente» rispose infastidito «non vedi che sono occupato in ben altra conversazione?»
«Ah, bè, quell'oca in calore potrà aspettare, ma ora ho bisogno di parlarti»
«Ehy!Modera i termini Borislav, sei solo uno stronzo Moth'ui Nira»
«Lo so Amanda, e ne vado fiero, ma parte il fatto che della tua opinione non me ne faccio nulla, a quanto vedo ti piace giocare con degli "stronzi Moth'ui Nira" e ora gira a largo e lasciaci parlare»
La biondina, indignata, rimase momentaneamente ferma aspettando una reazione da parte di Sverak, reazione che non arrivò.
«Amanda, genitlmente vai via.»
«Uff... e va bene» sgambettando e sculettando a destra e a manca si allontanò.
«Alek, si può sapere che diavolo vuoi?E con quale diritto ti intrometti nelle mie "relazioni"»
«oh!Sverak fammi il piacere, quella è solo un' oca, ne hai avute di migliori, e comunque, vorrei essere informato di quello che sta accadendo , cioè tutti sanno di questa storia, persino i Liut'him Nà, meno io che ne ero partecipe, si può sapere che diavolo succede?»
«E' tutto sotto controllo, la Romanova..»
«La Romanova cosa?sa anche di me e Miodrag vero?Bè, allora se tu non sai essere più preciso chiederò direttamente a lei, forse anche io verrò informato su ciò che accade in questa merda di scuola.»
E si allontanò estraendo una sigaretta dal pacchetto logoro, ficcandosela in bocca senza però accenderla.
«Borislav, è tutto sotto controllo»
«bene, lo vedrò da me.» disse senza nemmeno voltarsi.
Per i corridoi si imbattè in Erzsébet che quando lo vide non lo degnò nemmeno di uno sguardo andandosene con un sorriso sulle labbra canticchiando qualcosa.
Alek riuscì a capire solo qualcosa del tipo "un altro traditore è stato designato...presto avverrà" o qualcosa del genere.
+++
«Ehy!Romanova!Ferma!»
Il ragazzo si ritrovò a dover correre dietro a quella figura sfuggente della Romanova.
«Ehy, principessina, diamine ma ci senti?»
«Cosa diavolo vuoi Borislav?»
«Io e te dobbiamo scambiare quattro chiacchere e sappiamo entrambi qual'è l'argomento della nosra discussione, quindi che ne dici di allontanarci o vuoi spifferare a tutto il corridoio quello che noi sappiamo?E già che ti trovi, perchè non ti liberi anche di lei?» disse indicando la figura piccola e minuta della Kobcha.
«Andiamo nella Comune» indicò con un cenno del capo il corridoio avanti a loro «anche Miodrag vuole vederti»
«Certo, andiamo!»
«Karel, non c'è da scherzare, andiamo» con tono risoluto si avvicinò a lui per aiutarlo.
«Alek, non sono un neonato, me la cavo da solo»
«Fa come vuoi» gli rispose indifferente, allontanandosi e dirigendosi verso la loro meta.
Arrivati alla comune si avvicinò al quadro sussurrando la parola d'ordine e entrarono nella stanza, come al solito affollata.
Raissa, seduta ad un tavolo, lo guardò con sguardo interrogativo, stava per alzarsi, ma non la degnò nemmeno di uno sguardo e si avviò verso Miodrag, rivolgendogli un breve cenno col capo, il ragazzo si alzò dal suo divanetto e li seguì nei dormitori ai piani superiori.
«Si può sapere che vi prende?» Sverak prese parola, ma in risposta ottenne solo altro silenzio.
Karel prese posto sul suo letto, Miodrag su quello affianco e Alek si avvicinò alla finestra estraendo una sigaretta dal lurido pacchetto e accendendola con la punta della bacchetta.
«Passamene una, và»
«Non sei nelle condizioni adatte per fumare» gli fece notare indicandogli la ferita sul torace.
«Borislav, mi sembri mia madre, passami una di quelle fottutissime sigarette»
«Fa come cazzo vuoi» disse lanciandogli il pacchetto.
«Allora, si può sapere che diavolo volete?»
Miodrag cominciò a parlare.
«Karel, stiamo finendo nella merda»
«Ma dai, per così poco?»
«Per così poco?Karel, vorrei ricordarti che mentre tu te la spassavi con quella puttanella della Romanova noi siamo stati interrogati nuovamente, gli Auror ci tengono sott'occhio e tu sei tornato con qualche pezzo in meno, e tutto perchè tu ti diverti a giocare con la principessina» riprese il moro.
«Vi ho già detto che ci avrei pensato io»
Il volto di Karel era disteso e seguiva ciò che gli diceva il compagno con noncuranza, continuando a fumare la sigaretta che stringeva tra le mani.
«Karel, a me non frega se ci scoprono o meno, non mi tiro indietro per quello che abbiamo fatto, perchè ne vado fiero, me ne fotto degli Auror, loro non sanno niente, brancolano nel buio e ci resteranno perchè siamo in grado di cavarcela, ma mi scazza enormemente il fatto che ormai dobbiamo dipendere da quella, perchè lei sa, ha capito e può spifferare tutto alla Donailova quando le pare e piace, siamo nelle sue mani»
Borislav irruppe nel discorso, il suo tono era duro e pieno di rabbia, ma non sortì alcun effetto sul compagno.
«A lei ci penso io, non parlerà»
«Se ci avessi pensato prima, le avresti cancellato la memoria senza ficcarci doppiamente nella merda»
«Non pensavo che avresta avuto paura» si alzò sui gomiti sorridendo. Li stava provocando.
«Dannazione, sei cocciuto come un muro. Verremo sottoposti, molto probabilmente, a Veritaserum per la seconda volta e ci sono...» ma non gli fece concludere la frase.
«tre soluzioni o ricorriamo all'Occlumanzia, o alla cancellazione della memoria o...»
«O l'incantesimo per custodire il segreto.....lo so.»
«Esatto».
«Bene, questo lo sappiamo, ma la Romanova?» continuò «come la mettiamo con lei?».
«Ho detto che ci avrei pensato io»
«Karel, questa frase l'ho già sentita.»
«Fottiti Borislav»
«Fanculo Sverak» rispose a tono «facciamo sto cazzo di incantesimo e speriamo che la principessina non apra la sua bocca, altrimenti tu sei morto»
«Si come no.»
Odiava quando faceva l'indifferente, quando credeva di avere la situazione sotto controllo nonostante i fatti, odiava quel suo tono da superiore, lo faceva innervosire e sapeva benissimo perchè lo usava. Sverak adorava stuzzicarlo, adorava vederlo scoppiare e ogni volta ricadevano sull'argomento genitori.
Sapeva benissimo che il punto debole di Aleksey era coloro che disprezzava di più al mondo.
«Sverak, non ti credere superiore a noi solo perchè hai due cazzosissimi di genitori Mangiamorte»
«Appunto» sorrise.
«Alek, Karel, smettetela»
Miodrag si intromise nel discorso, aveva assistito più volte ai soltiti scontri verbali tra i due compagni e sapeva benissimo che se continuavano sarebbeero passati alle mani.
«Senti, fai quello che vuoi, tieni a bada il tuo topolino con la coroncina, ma se succede qualcosa io ho smesso di pararti il culo» sentenzià innervosito gettando il mozzicone, ormai consumato, a terra e uscendo dalla stanza infuriato.
Era la terza sigaretta che accendeva nell'arco di dieci minuti, si appoggiò alla fredda parete del corridoio, dove al suo fianco entravano leggeri fiocchi di neve e un vento gelido dalla finestra spalancata.
Fumare lo aiutava a riflettere e in qualche modo a fargli sbollire la rabbia che aveva.
«Ehy...Alek, si può sapere che fine hai fatto e che diavolo ti prende?»
La Murashova si incamminava verso di lui, ma aveva scelto il momento peggiore. Decisamente.
«Raissa, non è il momento»
«Certo, non è mai il momento, ma non sono io quello che è fuggito al ballo lasciandomi sola, che diavolo mi inviti a fare?Per il gusto di avere una dama?Per compiacerti della preda ottenuta?»
«Raissa...»
Ma lo ignorò completamente avvicinandosi di più a lui e sussurrandogli qualcosa all'orecchio.
«Tu c'entri con il rituale, vero?»
Borislav la allontanò da se immediatamente spingendola via con forza.
«Non saresti scappato a cercarlo se non c'entravi qualcosa»
«Raissa, non sono cose che ti riguardano, stanne fuori. Non è per te»
«E si può sapere il perchè, vostra maestà?»
Fece un mezzo inchino prendendolo in giro.
No, non era decisamente il momento adatto per interrompere il ragazzo.
«No» ripose secco allontanandosi con una leggera spinta dalla parete. Ma prima che la ragazza potesse aprire nuovamente bocca, continuò.
La discussione con Karel l'aveva innervosito e lei era la persona perfetta per sfogarsi, non si conteneva più e partì sparato.
«La sai una cosa, Murashova?E' vero, ti ho invitata solo per compiacermi, tu per me non sei nulla, vali meno di zero, sei meno di tutte quelle stupide oche che sono passate nel mio letto, solo con un pò di cervello in più. Solo un gioco, un divertimento per la sera, nulla di più.»
Per un secondo, gli occhi di Raissa si spensero, ma subito dopo ripuntò il suo sguardo su Borislav, uno sguardo diverso, freddo.
«Ti ho USATA» scandì l'ultima parola lettera per lettera.
«Sei un fottuto stronzo Borislav, sei identico a lui. Un pezzo di merda. Vaffanculo»
Pronunciò la frase tutta d'un fiato dandogli le spalle e cammiando a passo veloce, allontanandosi da lui.
«Porca....»
Si girò di scatto scagliando un pugno nella fredda pietra, le cicatrici per la ferita che si era procurato nello stesso modo la sera del ballo si riaprirono, lasciando via libera a delle gocce di liquido scuro.
Aveva esagerato. E lei non c'entrava nulla.
«Sei un stronzo, un lurido Moth'ui Nira»
Si girò giusto in tempo per bloccare il diretto che il ragazzo gli sferrò.
Gli aveva bloccato la mano con quella sanguinante, ma non diede peso al liquido che continuava a scivolargli sulla maglia.
«Cosa volevi fare con questo Vladimir?Sei solo un Liut'him Nà, nulla di più, cosa speravi di fare?Picchiarmi forse?» riacquistò il solito sorriso beffardo.
«Sei meno di nulla, non riusciresti a fare del male nemmeno ad una mosca. Levati da mezzo, non ho voglia di perdere il mio tempo con te»
Gli lasciò la mano e si girò per andarsene.
«Lascia stare mia sorella, non la meriti»
«Mi sembra che ti avevo già detto che a lei avrei pensato io» continuò a dargli le spalle «non ti immischiare tra di noi»
Si incamminò alzandogli la mano destra in segno di saluto.
Camminava per i corridoi, e dietro l'angolo si incrociò con la Romanova, la fulminò con lo sguardo proseguendo per la sua strada, ma appena le fu di fianco si fermò.
«Principessina, permettiti un'altra volta di scagliarmi addosso un incantesimo e sei morta. Ringrazia il tuo Dio se sei ancora qui.»
«Sverak, ci vediamo dopo fuori alle porte di Zertrümmerte Träume» esordì Alek avvicinandosi all'amico «ho bisogno di dirti alcune cose»
«Alek, non puoi dirmele ora?» chiese irritato il compagno.
Ma in risposta ebbe solo un occhiataccia.
«Non sei l'unico ad avere altri interessi oltre a....» lasciò incompleta la frase.
«Certo come no. Basta che hai preso quello che dovevi prendere»
Un sorrisino malefico comparve sul volto di Aleksey, prima di girarsi e dirigersi verso la ragazza che aveva visto uscire da poco dal castello.
«Ma allora quello sfigato è tuo fratello?!»
Gli era arrivato dietro osservando quel ragazzo con cui si era scontrato qualche giorno addietro e che gli aveva rovinato tutti gli appunti.
Inutile dire che se anche fosse stato suo fratello, le differenze erano notevoli.
La ragazza si voltò stupita, anche se subito dopo cambiò immediatamente espressione.
«Alek....e tu che ne sai di mio fratello?»
Sul volto del ragazzo si dipinse un lieve sorriso.
«Diciamo solo che abbiamo avuto uno *scontro* l'altro giorno»
Dall'altra parte Vladimir si voltò come sentendosi osservato e Alek gli rivolse un cenno beffardo col capo prima di rispondere alla nuova domanda che gli aveva posto Raissa.
«Niente, solo che è tuo fratello»
Terminò giusto in tempo la frase che una ragazza si avvinghiò al braccio di Raissa trascinandola via.
«emh...ci vediamo Alek ok?!»
La salutò solo con un cenno del capo, tornando nella sua immobile freddezza e nel suo amato distacco dal mondo intero, era raro che si avvicinasse a qualcuno e se lo faceva in genere era solo per approfittarne, ma questa volta era diverso, non sapeva bene perchè ma per quella ragazza aveva già in mente qualcosa.
Si avvicinò ad uno degli ippogrifi passando accanto a Sasha, urtandola di proposito.
«Vedi dove metti i piedi pezzente»
E montò in sella all'animale fregandosene dell'aiuto del professore di Cura Delle Creature Magiche che gli si avvicinò per dargli una mano. Spiccò il volo e dopo poco si ritrovò alla città dove, appena al di fuori delle porte lo aspettava Karel.
«Si può sapere cosa vuoi?»
«Karel, sei sicuro di Miodrag?»
«Si perchè?»
«Niente....solo che...era strano, comunque, andiamo?»
Il vicolo che Karel aveva trovato era buio e la locanda dimenticata, il posto ideale per un sacrificio. Non ci misero molto a sistemare l'occorrente e a prendere ciò che gli servivia.
Era strano, non era mai stato così sicuro di voler fare così tanto qualcosa in questo modo, vivere per anni trattato come una nullità l'aveva reso crudele e dalla zia, fedele mangiamorte, aveva imparato molto sul signore oscuro e quasi per ripicca nei confronti dei genitori, fin da piccolo si era ripromesso di diventare uno dei peggiori spargitori si sangue.
E la cosa lo allettava, fare del male. Distruggere la vita di qualcuno , lo eccitava.
Non aveva imparato così diligentemente le arti oscure per tanti anni, rubando i tomi dall'antica libreria di casa, senza uno scopo.
Era bravo, per avere solo sedici anni con la bacchetta se la cavava molto bene, e non fu difficile per lui un semplice e ridicolo Schiantesimo.
Quando rientrarono nel vecchio locale abbandonato Miodrag aveva già sistemato tutto, l'uomo sotto Imperius stava svolgendo tutto il lavoro sporco e da lì a poco avrebbero provato l'emozione di aver ucciso veramente qualcuno.
«Pronti?» domandò Sverak ai due.
«Pronti»
Una doppia voce e l'attesa del momento finale.
Alek estrasse il pugnale argenteo che aveva conservato nello zaino sotto un banale incantesimo per non lasciare impronte e lo porse all'uomo.
Pochi secondo dopo un rivolo di sangue si sparse copioso nella stanza tra le rune disposte a terra, e un sorriso maligno si dipinse sui volti di tutti e tre i ragazzi.
Questa sarebbe stata la fine di tutto e l'inzio di una nuova vita.
«Dite che verremo sottoposti nuovamente alla prova del Veritaserum?» domandò Miodrag.
«Io penso di no....» affermò il ragazzo senza distogliere lo sguardo dal corpo straziato «E poi....giusto per ricordarvelo, ma l'effetto del Veritaserum, può essere contrastato con l'occlumanzia» finalmente Alek distolse lo sguardo dalla scena per rivolgerlo agli amici mostrando un sorriso divertito «non ve lo ricordavate?»
«Si, Alek, smettila di fare il sapientone e sistema quello» lo incitò Karel indicandogli l'uomo ancora sotto Imperius.
«Andiamo nella foresta e lì me ne occuperò io»
Arrivati, velocemente sistemò anche l'uomo che prima di essere sottoposto alla cancellazione dei propri ricordi, venne schiantato da Miodrag.
«Possiamo andare, ho finito»
Raccolse la bacchetta dell'uomo che avevano ucciso e che aveva usato per cancellare i ricordi, la spezzò in due e lanciandola in aria gli diede fuoco.
«Ora non c'è alcuna traccia, se non il pugnale con le impronte digitali di questo povero stupido»
+.+.+
«Ehy Katerine, ancora gelosa?»
Aveva visto da lontano l'amica e si era avvicinato, scompigliandole i capelli.
Kat era una delle poche persone con cui aveva sempre avuto un rapporto. Forse per il loro passato molto simile, ma quella ragazza l'aveva colpito già dal primo istante.
«Alek ti prego, smettila con questa storia» rispose lei esasperata.
«Certo e allora guarda quella scena e dimmi che non ti da fastidio» indicò con un dito Karel e quell'oca della Ivanov avvinghiati.
«Ti odio Alek»
«Lo so!»
«Allora, come è andata al villaggio?» chiese lei cambiando discorso.
«Bene, nulla di che» un lampo strano gli attraversò gli occhi e Kat se ne accorse.
«Non me la conti giusta»
«Lascia stare, allora....hai rimediato per il ballo?»
Lei abbassò lo sguardo poi ripensò alla frase che stesso il ragazzo aveva detto giorni addietro.
«Fanno la fila, c'è solo l'imbarazzo della scelta!»
Scoppiarono entrambi in una sonora risata, poi Alek si bloccò vedendo passare poco distante Raissa.
«Mi scusi un attimo Kat?»
Si avviò lungo il corridoio seguendo la ragazza in assoluto silenzio e senza far rumore, quando arrivarono in un luogo più buio l'afferrò per il polso facendola sobbalzare.
«Alek!Mi hai spaventata.»
Un ghigno gli si disegnò sul volto, poi appoggiò la mano contro la parete alla quale si era appoggiata la ragazza, leggermente più sopra della sua spalla.
Avvicinò le labbra al suo orecchio sussurrandole qualcosa, poi si allontanò e se ne andò.